Abbiamo creato un certificato, del quale siamo molto fieri, numerato e firmato copia per copia, che accompagna tutti i nostri prodotti attestandone la totale origine analogica coerente in tutte le fasi di produzione.

In questa pagina vi spieghiamo quali sono i motivi che ci hanno portato ad effettuare questa scelta ma soprattutto vogliamo farvi comprendere l’importanza di acquistare un prodotto analogico certificato.

Cerchiamo innanzitutto di fare  chiarezza in una materia, oggi più che mai, inflazionata da esternazioni spesso approssimative e talvolta prive di fondamento perchè basate sui “sentito dire” o su giudizi disinvolti e autoreferenziali.

Troppo spesso sentiamo parlare audiofili e addetti al settore di “Master Tape di prima generazione”, “copie dirette di Master originali” o espressioni simili ma nella maggior parte dei casi agli interlocutori sfugge il senso profondo, tecnico, commerciale e legale che tali affermazioni implicano, correndo il rischio di accettare una realtà talvolta mistificata o, nel peggiore dei casi, di diventare vittima di una truffa.

Cerchiamo pertanto di sgombrare il campo da false e strumentali interpretazioni della realtà analizzando in modo analitico e scientifico il panorama della produzione e commercializzazione di un “Master Tape”, riferendoci al mercato globale.

In questa pagina non scendiamo volutamente in dettagli tecnici spinti ma ci limitiamo ad analizzare i blocchi principali per comprendere i passaggi di produzione che vengono eseguiti per la produzione di un Master Tape a livello generico, se volete invece  conoscere il processo di produzione di un Hemiolia Master Tape, consultate la pagina Produzione di un Hemiolia Master Tape, all’interno della sezione I processi di produzione.


Iniziamo dall’analisi della filiera standard di produzione di un “master tape analogico” scindendola in due grandi categorie, ovvero: registrazioni “live stereo mix” e “multitraccia”.


LIVE STEREO MIX


Il missaggio del segnale proveniente dai vari microfoni o ingressi linea avviene in tempo reale durante la ripresa audio e la somma di questi segnali confluisce, tramite il mixer utilizzato, in due canali Left e Right, collegati ad un registratore analogico stereo.


Fase 1: Registrazione dell’evento musicale

In questa fase si producono i cosiddetti “nastri sessione”, ovvero i nastri utilizzati per la registrazione in diretta dell’evento (questi sono di fatto i veri “master di prima generazione”)


Fase 2: Editing dei nastri sessione

In questa fase, che nel dominio analogico è certamente una delle più delicate, lunga e difficile da eseguire, si provvede al taglio meccanico dei nastri e relativa giunzione (in inglese cut) tramite un nastro adesivo specifico, denominato “splicing tape”,  per arrivare alla creazione del  master editato.

Per motivi di sicurezza, salvo rarissime eccezioni, la maggior parte dei tecnici non lavora direttamente con i nastri sessione originali ma con una copia dei medesimi precedentemente creta  e denominata “copia lavoro”.

E’ facile dedurre che il master tape editato che si ottiene dopo tale operazione rappresenta già la terza generazione rispetto al nastro sessione.

 

Fase 3: mastering del master tape editato

In questa fase si utilizzano obbligatoriamente due registratori stereo, uno come player per il nastro master prodotto durante la fase 2 e uno come registratore del master finale che subisce l’intervento di vari outboard (equalizzatori, compressori, espansori etc.).

Questa fase che abbiamo numerato come 3 potrebbe in alcuni casi anteporsi alla 2, ovvero all’editing, ma per la nostra analisi ciò non cambierebbe il risultato finale poichè comunque aggiunge alla conta una generazione di copia in più.

Al termine di questa operazione si ottiene il vero nastro master finale che rispetto ai nastri sessione rappresenta comunque la quarta generazione di copia, ma il percorso non è ancora finito.

Poichè il nastro prodotto in questa fase è chiaramente unico viene duplicato per motivi di sicurezza o logistici (pensate semplicemente alla stampa di un medesimo vinile nei decenni scorsi che veniva effettuata contemporaneamente in vari Stati di tutto il mondo), generando i cosiddetti “master di produzione”, che di fatto rappresentano già la quinta generazione di copia rispetto ai nastri sessione.


Fase 4 : Duplicazione finale

In questa fase si arriva finalmente alla produzione del nastro master da commercializzare all’utente finale e di fatto si è arrivati  alla sesta generazione di copia rispetto al nastro sessione originale


MULTITRACCIA


In questo caso il segnale proveniente dai vari microfoni o ingressi linea converge, direttamente o tramite il mixer utilizzato durante la ripresa audio, canale per canale, in un registratore multitraccia a 8, 16 o 24 piste.

Una volta registrati i nastri sessione vengono poi ripresi in mano per effettuare l’operazione di missaggio: vengono caricati nel registratore multitraccia che in questo caso funge da player e tramite un mixer in studio si arriva alla produzione di un master che rappresenta l’equivalente dei nastri sessione sopra descritti in fase 1.

Da qui in poi il processo di lavoro è sostanzialmente identico a quello sopra descritto, con la differenza che abbiamo aggiunto una generazione in più di copia che ci porterà pertanto alla fine del processo, ovvero in fase di duplicazione finale, ad avere un master da commercializzare che rappresenta la settima generazione di copia.


In alcuni rari casi questa catena potrebbe subire variazioni, si può ad esempio non effettuare la fase di mastering accorciando di un’unità le generazioni di copia, ma di fatto il risultato non cambia, l’obiettivo di questa analisi è quello di fare chiarezza sul concetto di “generazione di copia” e sul processo di produzione di un nastro master.


Ma ora passiamo alla tematica più importante, quella che più ci sta a cuore e che dovrebbe rappresentare per tutti un elemento cardine prima di decidere in merito all’acquisto di un qualsiasi master tape.


Parliamo di possibili contaminazioni digitali in un prodotto analogico e più nello specifico nel nastro magnetico, supporto analogico per eccellenza.

Abbiamo descritto quattro fasi di lavoro ben distinte per arrivare alla creazione di un nastro master destinato alla vendita finale: registrazione, editing, mastering e duplicazione finale.

In ambito professionale e nel dominio analogico, integralmente analogico, questa catena si traduce in un grande sacrificio in termini di tempi di lavorazione, risorse tecniche da utilizzare, materiali di consumo da impiegare, manutenzioni tecniche da effettuare agli apparati, oltre ovviamente alla necessaria competenza tecnica dei vari operatori coinvolti nel processo, oggi sempre più rara.

In ognuna delle quattro fasi che abbiamo descritto, per i motivi più vari e disparati, possono avvenire “contaminazioni digitali” di entità più o meno grave.

Sarebbe possibile ad esempio:

- contaminare la fase di registrazione con apparati digitali interposti nella catena di registrazione o, nel peggiore dei casi, si potrebbe registrare in digitale ad alta risoluzione, per ovvia praticità, e poi riversare il tutto in un falso nastro sessione analogico;

- si potrebbe effettuare una fase di editing dei nastri acquisendo tutto il contenuto di un nastro sessione originale analogico in digitale per incapacità di operare meccanicamente o per risparmiare nel tempo di lavoro e poi riversare l’intero contenuto editato di nuovo in un nastro, basta considerare che il rapporto in termini di tempi di lavoro tra analogico e digitale per le operazioni di editing è di circa 10/15  a 1;

- si potrebbe anche intervenire in fase di mastering utilizzando un computer e dei plug-in al posto di costosi e rari apparati analogici originali oppure effettuare direttamente la peggiore delle truffe, ovvero creare copie di nastri master da distribuire utilizzando, come sorgente, apparati digitali con software ad alta risoluzione quali ad esempio file a 24bit campionati a 96 Khz.

Questi sono solo alcuni esempi di come si può contaminare un nastro master, una vera giungla nella quale è certamente molto difficile districarsi e muoversi.

Abbiamo detto “difficile” e non “impossibile”, poichè professionalmente e scientificamente è possibile scoprire se un nastro analogico è stato “contaminato digitalmente”, operazione più volte effettuata nel nostro studio di Savio, ma purtroppo tale operazione non è alla portata di tutti ed è comunque molto onerosa.


Vi abbiamo raccontato tutto questo per un solo e semplice motivo, condividere con voi i motivi che ci hanno portato alla scelta di creare il nostro certificato A4P (Analog Four Phases) con una firma apposta in originale per ogni copia a garanzia di quanto dichiariamo.

Crediamo che non ci sia bisogno di aggiungere altro, le conclusioni le potete facilmente trarre da soli.


Noi siamo orgogliosi di poter dichiarare e certificare che nelle quattro fasi di lavorazione dei nostri Hemiolia Master Tapes, ovvero registrazione, editing, mastering e duplicazione finale, utilizziamo esclusivamente apparati analogici, nessun computer, nessun plug-in, nessun apparato digitale.

Nessuna possibilità di “contaminazione digitale”, solo coerenza analogica totale.


Riteniamo che la nostra certificazione A4P sia il migliore strumento che possiamo offrire per garantire il vostro investimento nei prodotti Hemiolia e la più concreta espressione della nostra politica etica.


Se avete quesiti da porre o curiosità da soddisfare in merito al certificato A4P o ad una tematica inerente, non esitate ad utilizzare il nostro forum, troverete una sezione dedicata denominata “Hemiolia Audio Technology” nella quale saremo lieti di rispondervi.

Il certificato A4P

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