Cerchiamo di comprendere ora con qualche cenno tecnico il motivo di quest’affermazione:


Iniziamo dall’operazione di  microfonatura del palco, certamente una delle più delicate dell’intero processo.


Sbagliare la scelta anche di  un solo microfono o del suo posizionamento, soprattutto in questa modalità  di registrazione, può compromettere l’intero lavoro.


Nell’ambiente di ripresa vengono posizionati un certo numero di microfoni che possono essere collegati direttamente al mixer se si sfruttano gli ingressi microfonici del medesimo,  che sono dotati di uno stadio di preamplificazione interna, o a dei preamplificatori microfonici esterni che a loro volta vengono poi collegati in cascata al mixer , in questo caso tramite gli ingressi di linea.


Nell’ambiente di ripresa potremmo avere anche alcuni strumenti musicali collegati direttamente al mixer, quali ad esempio un basso elettrico, ma il concetto di base non cambia, nel mixer confluiscono molteplici segnali provenienti dall’ambiente di ripresa.


E’ bene chiarire subito, e in seguito capirete perchè,  che avere sul palco 5 musicisti, con 5 strumenti diversi e magari una cantante, non significa avere 6 canali occupati sul mixer, la situazione è sempre diversa, ma il concetto di base è che ci sono strumenti che effettivamente possono essere gestiti con un solo canale occupato ma altri, quali ad esempio una  batteria, che ne  impegnano molti di più.


Nella modalità di registrazione “live stereo mix”, tutti i segnali provenienti dal palco e collegati ai vari canali  del mixer vengono sommati insieme in tempo reale mentre l’evento musicale è in corso per far confluire il segnale così ottenuto  in soli due canali destinati alla registrazione,  quello destro e quello sinistro, e da qui è facile capire il concetto di live “stereo” mix.


Tutto sembra estremamente semplice, ma non è così.


I problemi che il tecnico di ripresa si trova ad affrontare durante una registrazione del genere sono molteplici e soprattutto variabili nel corso dell’evento, talvolta in modo anche repentino.


Il primo problema che si pone è sempre quello che in gergo viene definito “fare i suoni”, ovvero cercare di raggiungere la miglior “sonorità” possibile  per ogni singolo strumento collegato, operazione che si esegue, almeno per le regolazioni di base,  durante la fase di sound-ceck che di norma precede qualsiasi evento di registrazione, ma che richiede comunque quasi sempre un’affinamento durante le riprese.


Come interviene il tecnico di ripresa per raggiungere quest’obiettivo? Principalmente utilizzando la barra di equalizzazione che si trova su ogni singolo canale del mixer, calibrando bene il livello d’ingresso della sorgente attraverso il relativo potenziometro che lo regola e utilizzando quando necessario apparati esterni collegati al mixer,  e fruibili in modo indipendente su ogni singolo canale,  quali unità di riverbero, compressori, de-esser, ed altri simili.


Altro problema che si pone è quello del livellamento  di ogni singolo canale per raggiungere il miglior equilibrio possibile in termini di interazione tra i singoli strumenti e voci se presenti, ogni strumento, ogni voce, deve trovarsi nel giusto equilibrio rispetto a tutti gli altri impegnati nell’esecuzione e quest’operazione, apparentemente semplice,  risulta di fatto estremamente complessa da eseguire, soprattutto negli eventi live, dove i continui movimenti nel palco degli artisti generano variazioni di segnale che vanno costantemente compensati attraverso l’utilizzo degli slider del mixer, utilizzando talvolta contemporaneamente anche più dita tutte insieme.


Sbagliare anche di uno o due decibel l’equilibrio di uno strumento in questo tipo di registrazione significa vanificare l’intero lavoro, perchè a differenza delle registrazioni multitraccia, una volta terminata la ripresa non esiste più possibilità d’intervenire per eliminare o compensare il difetto, gli spazi di manovra in post-produzione tramite le operazioni di mastering di una registrazione effettuata in “live stereo mix” sono veramente ristretti.


Esiste anche un altro  importante fattore da comprendere che il tecnico di ripresa condiziona con la propria capacità e sensibilità personale e che interviene oltre che tecnicamente, anche in termini di “estetica” di registrazione : l’uso dei “panpot”.


Vale la pena spendere qualche parola in più per questa strana parola talvolta  sconosciuta nel mondo dell’audiofilia ma molto importante da comprendere prima di esprimere azzardati giudizi tecnici durante gli ascolti di qualsiasi supporto musicale registrato.


Ci è capitato spesso di confrontarci con appassionati e sentire dire  frasi del tipo “i microfoni erano posizionati benissimo, sento tutti gli strumenti del palco posizionati bene, come li vedo in  in foto!”...


Realmente chi “disegna” virtualmente il palco, chi posiziona gli strumenti nel palco in una registrazione è il tecnico di ripresa attraverso l’uso dei “panpot”, ovvero dei potenziometri che si trovano su ogni singolo canale del mixer e che permettono di “spostare” il segnale d’ingresso del medesimo in modo continuo dall’estrema destra all’estrema sinistra o viceversa.


Per essere più chiari pensiamo ad esempio ad una chitarra che guardando il palco si trova posizionata a sinistra, attraverso il panpot il tecnico di ripresa può virtualmente “collocarla” nella medesima posizione  in modo tale che riascoltando in un impianto stereo lì la ritroveremmo, ma potrebbe anche decidere di spostarla dal lato opposto semplicemente ruotando il panpot.


La situazione si fà un pò più complessa se si pensa ad uno strumento dove vengono collocati più microfoni, quali ad esempio una batteria o un pianoforte.


La capacità tecnica e la sensibilità estetica del tecnico di ripresa qui  può fare una grande differenza nel risultato finale con un sapiente uso dei panpot, in prima battuta perchè tecnicamente parlando deve utilizzarli in modo corretto per evitare pericolose rotazioni  di fase che porterebbero alla cancellazione di parte del segnale registrato  , ma soprattutto perchè  tale operazione influisce poi in modo significativo sull’equilibrio generale della registrazione  che verrà riprodotta da un’impianto stereo, soprattutto in termini di profondità e ampiezza percepita del palco e sensazione di presenza, ampiezza e posizione dei singoli strumenti.


Esistono molteplici teorie e filosofie di pensiero in  materia che si sono evolute e continuano ad evolversi nel tempo, basta pensare ad esempio a registrazioni degli anni ‘60 nelle quali, se provate ad ascoltare, percepirete una sensazione nettissima di posizionamento destra/sinistra di sezioni orchestrali o singoli strumenti, tanto da percepire in modo netto la presenza di aree vuote tra i medesimi, fino ad arrivare a forme estetiche opposte quali quelle attualmente utilizzate di prassi in ambito di musica pop nelle quali i suoni dei diversi strumenti si fondono in modo quasi non più identificabile.

Per farvi meglio comprendere basta citare un esempio lampante, nelle maggior parte delle registrazioni pop attuali, i due microfoni principali della batteria, definiti “over”, e normalmente posizionati uno alla destra del batterista  e uno a sinistra, all’incirca sopra i piatti definiti “ride” e “crash”, vengono “panpottati” uno all’estrema  destra del palco e uno all’estrema  sinistra...siamo passati da una batteria degli anni ‘60 che occupava una piccolissima parte di palco a destra o a sinistra ad una che oggi occupa...l’intero palco!

Provate ad ascoltare qualcosa alla luce di questa considerazione e riuscirete a comprendere facilmente quanto spiegato.


Al termine di tutto questo crediamo sia facile comprendere quanto risulta importante il ruolo del tecnico di ripresa nelle registrazioni  “live stereo mix“ , nelle quali tutti i delicati equilibri dei quali abbiamo parlato rischiano di compromettere continuamente e in modo non recuperabile il lavoro svolto da tante persone,  ma soprattutto vi chiederete per quale motivo in alcune registrazioni abbiamo scelto questa via così complicata.


La risposta è semplice, perchè abbiamo la fortuna di collaborare  con artisti di grande talento che sono i primi a “fornirci un suono” eccezionale che spesso non ha nemmeno bisogno di nessun tipo d’intervento in fase di ripresa, perchè contiamo sull’ausilio di apparati e attrezzature tecniche d’eccellenza, perchè i nostri tecnici di ripresa sono in grado di superare tutte le  problematiche connesse a questo tipo di  registrazione e soprattutto perchè  è una modalità di registrazione che di contropartita è in grado di regalare grandi soddisfazioni in termini di coerenza, vitalità ed emozionalità durante la riproduzione dei supporti analogici nei quali la facciamo confluire.